Miss Pride

 

E quindi ci siamo.

La vostra Charlotte torna in pista sulle proprie gambe e ne è davvero tanto felice.

Finalmente libera dai vari vincoli contrattuali, ho potuto riprendere la pubblicazione delle mie belle peccatrici newyorkesi, le altre fremono per farsi conoscere, ma di certo non faticherete a immaginarlo perché già sapete quanto siano pressanti ed esuberanti queste ragazzacce.

Non fatemi divagare, stavolta tocca a Luise e l’articolo è tutto quanto per lei e Leone. La loro storia attraversa l’infanzia e l’adolescenza e prosegue nonostante volessero entrambi farla morire.

Troppi ricordi, troppa sofferenza, troppo orgoglio. Quando Luise torna in Italia teme di affogare in tutti questi sentimenti.

Conoscevo quel bambino meglio di chiunque altro.

          Lui conosceva me meglio di chiunque altro.

          Ho sperimentato ogni mia prima volta con lui, con il ragazzo che era.

          Ma l’uomo che mi troverò davanti? Sarà un estraneo.

Quando ho iniziato questa serie, sapevo che mi avrebbe portato a esplorare mondi lavorativi incredibili ed estremamente interessanti. Ho dovuto fare ricerche approfondite su ognuno dei protagonisti, ma stavolta, in parte, ho voluto giocare in casa.

È giusto che voi tutti sappiate che il dono del canto è da sempre uno dei miei sogni. Probabilmente l’unico motivo per cui non risponderei ad Aladino di andare a farsi sfregare la lampada da quella sfigata di Cenerentola che di certo ha il panno magico a portata di mano.

Quindi, scrivere di una cantante è un po’ dare voce alle mie corde vocali stonate. Ho scritto di Moonie e di Luise nello stesso periodo e ho affrontato il canto sotto due prospettive completamente diverse, un po’ perché Luise è un’attrice di musical e questo tipo di attori hanno un talento straordinario, perché cantano, ballano e recitano tutto nello stesso istante. Una camera iperbarica al posto dei polmoni, in pratica! Luise è figlia d’arte con un rapporto molto complicato con i suoi genitori: nella mia mente ho pensato come fosse essere figlia di una delle coppie più amate di Hollywood: la pressione mediatica, l’assenza dei genitori, il dito sempre puntato addosso, la solitudine… infine la consapevolezza che non sarebbe potuta andare diversamente, ma unita al rammarico di aver perso tanti momenti unici, perché alla fine la vita è tutta una questione di scelte e molte volte le conseguenze portano a “conti che diventano contadini”. Se in Miss oro Nero abbiamo trovato Kathleen alle prese con una scelta di “vitale importanza” (rimango sul vago per lo spoiler zone), Luise dovrà affrontare una realtà troppo più grande di lei e rinuncerà al suo cuore pur di fare la cosa giusta.

«Mi ha chiamata, ha chiesto che stessi accanto a lui.»

Inspiro forte per reprimere un singhiozzo. «Tu lo negheresti a una persona, zia?»

          Lei abbassa la testa. «No. Ma ti ripeto: è mio compito avvertirti. Forse non vorrai più essere te stessa. Forse ti pentirai di questa decisione. Forse affogherai nel rimpianto… e nel senso di colpa» aggiunge zia Misie, con tono grave.

          «Non potrei più guardarmi allo specchio» ammetto, e chiudo la zip del mio bagaglio a mano.

          «Forse non potrai più guardarti lo stesso» sussurra, ma così piano da farla sembrare una carezza del vento.

E Leone nasce da una bellissima corsa in mezzo ai vivai che circondano Montale, il paese in cui abito. Pistoia è la città delle piante, ci sono distese intere di qualsiasi cosa abbia un fusto e delle foglie ed è un lavoro tanto duro quanto affascinante.

Ma un vivaista “puro” lo lascio in canna per un’altra storia, per Leone volevo qualcosa che rispecchiasse la sua anima e il suo cuore. Volevo che il suo lavoro esprimesse tutta l’essenza del suo carattere: puntiglioso, generoso, altruista e attento alla natura. Volevo qualcosa che confermasse il suo orgoglio, ci voleva qualcosa di davvero complicato e quindi Leone è un ingegnere botanico: uno di quei cervelloni che progettano le serre e gli ecosistemi a livello artificiale o studiano colture particolari per poterle poi replicare o migliorare.

L’ambientazione è italiana, ma il paese di “Santomotto” non lo troverete sulla cartina geografica italiana: nella mia testa ho racchiuso tutte le peculiarità dei luoghi in cui vivo nella realtà e le ho racchiuse in un’unica località immaginaria, perché la fantasia è il motore più potente che la nostra mente abbia e io faccio con quella che ho a disposizione! Questo mi ha consentito di poter replicare sulle colline di Santomotto il magnifico Tepidarium che si trova all’interno del Giardino dell’Orticultura a Firenze, o di unire la piazza del Municipio di Montale con quella della chiesa di Santomato.

Devo ringraziare Luise e Leone perché grazie a loro mi sono ricordata delle estati trascorse nei campi, quando rientravo a casa con le ginocchia sbucciate e gli stinchi graffiati dai rovi. Mi hanno ricordato l’importanza delle tradizioni che stiamo perdendo e poi mi hanno fatto un po’ invidia, perché a Santomotto non c’è neppure una linea di Wi-Fi (qui vicino a me esiste davvero un chilometro quadrato che è un bunker per la rete) e le persone ancora interagiscono bussando alla porta o con l’efficientissimo “telegrafo umano”.

Luise e Leone mi hanno lasciato tanto e spero che a ognuno arrivi quel pizzico di me stessa che ho messo in questo romanzo.

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