Pende, perché…

Questo è un racconto erotico… erotico… EROTICO…
Puramente erotico.
Nessun estratto inedito postato finora lo è mai stato, quindi spero di averlo sottolineato abbastanza da lasciare che i morigerati avventori di questa pagina, passino alla lettura successiva se troppo sensibili alle scene esplicite.

I tacchi di Serena risuonano sul lastricato secolare che delimita la spettacolare Piazza dei Miracoli.
Ha passi ritmici, decisi, misurati, capaci di schivare un baratro improvviso o recuperare l’equilibrio durante l’inciampo in una buca profonda.
Ha l’andatura di chi ha un obiettivo e lotta per perseguirlo.
Andrea è l’uomo che la sorregge ormai da quindici anni, le tende la mano e disinfetta le sue ferite quando l’impatto con il terreno è inevitabile e doloroso.
In quella sera calda e umida, tipica dell’afoso luglio toscano, la stringe possessivo al suo fianco cingendole la vita.
È circa mezzanotte quando un solitario gruppetto di ragazzi tra i venti e i trent’anni va loro incontro. Ridono sguaiatamente, forse per un aperitivo abbondante consumato in uno dei tipici barettini del centro. Lanciano occhiate di sfacciato apprezzamento alla donna bionda e slanciata, illuminata dalla luce calda dei grandi lampioni.
Andrea rafforza la presa. «Ma smettila di fare il cavernicolo. Sono una M.I.L.F. da un pezzo ormai» dileggia Serena e la sensazione della gelosia dell’uomo nei suoi confronti è più che apprezzata.
«Questi mocciosi maleducati…» sibila il marito «non sanno più stare al proprio posto. Qualcuno dovrà farglielo capire ogni tanto?»
Serena alza il volto al cielo con fare esasperato e la luna gioca nei suoi occhi di ghiaccio rendendoli ipnotici. «Andrea e gli equilibri del mondo.»
L’uomo si blocca bruscamente e la costringe contro una delle colonnine che si susseguono lungo il perimetro del Battistero. Si insinua tra le sue gambe finché la gonna stretta glielo consente. Una mano si incastra tra lunghe chiome della nuca, forzandola ad esporre le labbra turgide e dischiuse. Frementi di aspettativa.
«Sono sempre stato possessivo, lo sono e lo sarò. Sei mia. Lascio agli altri la mera illusione che tu abbia solo un bel culo» dichiara calcando il tono. I polpastrelli seguono una linea immaginaria sulla pelle sensibile della coscia, fino a intrufolarsi furtivamente oltre l’orlo delle mutandine.
La femminilità esposta e pronta per essere violata dall’artefice dei suoi pensieri più sporchi.
Serena conosce bene la lingua che nel frattempo la prende con dolcezza e passione, eppure non si è mai abituata alla marea di sensazioni che quell’uomo le crea dentro.
Ancora, dopo tutti quegli anni.
Ogni volta che la tocca così… una supernova deflagra dentro di lei e vorrebbe solo che lui la prendesse lì, seduta stante, nell’imponente piazza della loro città.
Quando Andrea si scosta, sono entrambi senza fiato. Lei piacevolmente eccitata, ringiovanita di colpo, la mente scevra dai pensieri dei figli, delle scuole, del lavoro, delle bollette, del mutuo. Sa benissimo che tutti quei problemi arrivano puntuali come orologi svizzeri, alla fine di ogni mese e anche più spesso, mentre momenti come questo, con suo marito, l’amore della sua vita, devono ritagliarli con le unghie e i denti.
«Se ti dicessi che ti voglio?» miagola languida, imprigionandogli un labbro tra i denti, mentre una mano scende lasciva lungo l’addome teso fino a fermarsi sulla patta dei pantaloni.
Lo sguardo di lui è profondo come la notte, cupo di desiderio malcelato. Scruta velocemente intorno, con un guizzo di irritazione abbagliante.
«Ci arrestano stavolta e lì dentro ci hanno battezzato i nostri figli» mormora Serena maliziosa, indicando alle sue spalle. «E vorrei ricordarti che devo ancora darti il tuo regalo per l’anniversario.»
«No che non mi sono dimenticato e spero che sia anche bello consistente visto che sono quindici anni che ti sopporto.»
Serena ride. «Casomai sono io che lo merito esageratamente, stupendamente, magnificentemente sublime! Ho un marito cinquantenne che soffre molte volte di demenza senile precoce, ma ha gli ormoni impazziti più del figlio adolescente.»
L’uomo sbuffa, fermandosi a guardarla, stando al gioco.
Sono amanti, migliori amici, complici.
Sono l’uno il balsamo per l’anima dell’altra.
Il porto sicuro e reciproco quando la tempesta imperversa.
Hanno lavorato tanto per arrivare a essere tutte quelle cose messe insieme.
«Sei pure di Livorno, Cristo Santo!»
E lei non se ne cura più ormai, ma l’acredine tra le due città fu proprio la scintilla che li fece litigare fin quasi ad azzuffarsi come cane e gatto su uno stabilimento balneare in quel di Tirrenia, venti anni prima.
«Dobbiamo risalire anche stavolta ai Guelfi e ai Ghibellini o mi segui?» gli chiede Serena fingendosi scocciata.
La prestante figura del marito la affianca di nuovo e lei non può fare a meno di scoccargli un’occhiata compiaciuta.
«Mi hai stirato male la camicia?» la sfotte, irriverente come sempre.
«No, apprezzo i frutti del mio investimento negli anni.»
Il sorriso di Andrea si apre lento e le rughe d’espressione si accentuano. «Chapeau» dice con una piccola riverenza.
«Muovi quelle chiappe sode che ti ritrovi, accidenti a te e Madre Natura che ti vuole così bene» lo sprona, «siamo in ritardo.»
Ci sono delle fortune nella vita, una di quelle, nella loro vita, è avere un carissimo amico come custode notturno della Torre.
«Ma che hai da correre così? Una bottiglia di vino in due e nel tuo corpo è come buttare acqua in Arno» brontola Andrea cercando di farle rallentare il passo.
In realtà Serena freme, è impaziente. Vuole solo esaudire una loro fantasia, un loro sogno nel cassetto, perché l’amore è anche questo… continuare a sognare e non lasciar spegnere quella fiammella che con il tempo cala d’intensità, ma non aspetta altro che essere rattizzata.
E Serena ha visto troppe coppie perdersi, tante da promettere a se stessa di mettercela tutta per non far annerire del tutto quelle braci, per non farsi fagocitare dall’abitudine che uccide l’interesse e assassina quel prezioso fremito della sorpresa.

Ai piedi della Torre pendente, la punta rossa di una sigaretta illumina i lineamenti duri di un uomo nerboruto. Gli occhi scrutano attentamente la coppia distinta che gli si avvicina, un dente d’oro luccica in risposta al sorriso di Serena.
«Tu devi essere Guido, io sono l’amica di Franco» si presenta lei tendendogli la mano.
La guardia annuisce e fa un passo indietro, scomparendo dalla luce artificiale. Andrea stringe la mano della moglie mentre lo seguono oltre un grande portone, fino all’antro in cui sono stipate guide turistiche e opuscoli, mappe della città.
«Avete un’ora» li limita a dire Guido, loquace quanto un orso in letargo.
«Un’ora?» domanda Andrea. «Posso sapere cosa ti è saltato in mente stavolta?»
«Mmm…» sbuffa Serena. «Risparmia il fiato per le cose importanti: dobbiamo farci duecentonovantaquattro scalini.»
Quindi gli avvolge la mano e comincia a inerpicarsi lungo le scale strette ripide, a ogni livello recuperano allacciandosi alla galleria rotondeggiante. Non parlano, pensano solo a respirare regolarmente. Inspirano ed espirano pesantemente, come se stessero correndo a perdifiato lungo il Viale delle Piagge.
Quando finalmente guadagnano la vetta, il fiato si mozza loro del tutto alla vista delle sette campane e del panorama che si staglia sotto di loro.
«Mi è dato sapere come hai fatto a riuscirci o, come spesso accade, è meglio che non indaghi?» domanda Andrea trafelato, il bellissimo volto imperlato, la camicia aderente sul petto ansante.
Serena non gli risponde subito, inspira con forza stringendo la balaustra tra le dita. «Ho promesso a Franco la revisione dei compiti di latino per tutte le vacanze di Luca.»
Andrea geme e ride. «Oh, no! Un altro adolescente in giro per casa!» Si sposta dietro di lei, che sospira mentre si chiudono in un silenzio carico di emozioni, in quel momento di romanticismo sempre più raro da trovare. Le sue più rosee aspettative sarebbero superate già così.
Andrea intreccia le mani a quelle della moglie, incolla il suo petto alla schiena di Serena, i fianchi spingono contro il sedere burroso che tanto adora.
«E quindi, quassù soli soletti… non penserai mica di passarla liscia?» Le mordicchia il collo, fino a suggere il lobo.
«No, infatti non ci spero proprio» conferma lei con un gemito.
«Uhm… allora dimmi cosa hai in mente.»
La donna sorride e si volta tra le braccia dell’uomo che ama, percorre la linea della mascella squadrata, scendendo lungo il collo, fino a far saltare qualche bottone della camicia. Gli dona una lunga carezza contro il turgore dei pantaloni e per Andrea è come una promessa di passione.
«Oppure potrei solo essere romantica, stasera?» domanda azzerando il contatto.
Lui piega la testa di lato e compare quel sorriso sornione che l’ha conquistata tanti anni prima. «Tu non sei romantica.»
«Tutte le donne lo sono!» protesta quella fingendosi offesa, procrastinando un’attesa che non è altro che urgenza bruciante.
Ma Andrea mostra il suo alter ego, quello che esula dall’uomo onesto, premuroso e responsabile che è di solito sul lavoro o in famiglia. Mostra la sua parte indomita e selvaggia che anela solo i loro corpi fusi insieme. Abbassa la scollatura della moglie e chiude le labbra su un capezzolo. Stringe e Serena lo fa con i suoi capelli per farlo allontanare e rubargli un bacio.
«Sai che odio quando non mi dici cosa vuoi» la rimprovera con gli occhi scuri come cioccolato fondente.
Dal canto suo lei ha sempre saputo cosa volesse nella vita e le sue mani si apprestano decise a slacciare la cintura e liberarlo da ogni impedimento.
Soffocano un gemito disperato quando l’eccitazione del marito gli riempie le dita.
«C’è qualcosa tra noi» soffia sulle sue labbra e lui le sorride, consapevole. «Qualcosa che richiede attenzioni, poverino.»
Si inginocchia e il ritmo del cuore di Andrea accelera quando la bocca di Serena lo accoglie, percorrendo più e più volte il percorso frastagliato delle vene gonfie e pulsanti con la punta della lingua.
Lei lo inchioda davanti a quel panorama mozzafiato con la sola forza dei suoi occhi, persi nel riflesso del suo piacere, perché quel sapore la rende ebbra.
Andrea incastra le dita nelle chiome della moglie, asseconda il suo attacco con ansiti rochi, perché quella bocca di velluto rimane la sua croce e la sua delizia. Schietta e mordace del dar voce ai suoi pensieri quanto voluttuosa nel soddisfare le pulsioni di entrambi.
Una scossa elettrica inizia a risalirgli le gambe, poi lungo la spina dorsale. È potente e costante come il desiderio che prova.
Racimola tutta la sua forza di volontà per scostarsi da quelle labbra meravigliose, ma non è così che vuole toccare la cima.
Non stasera, almeno.
«Quando ci ricapita di rivivere una nostra fantasia? Non te la caverai così» sussurra issandola. Si appropria della bocca di Serena, lucida ancora delle gocce del suo piacere, gonfia per il piacere che gli ha appena donato. Non le dà il tempo di riprendersi o altro. È sempre stata una donna bisognosa di un polso forte, almeno più forte di quello che lei non possegga già.
Non deve essere domata o stronzate varie… deve avere un uomo accanto.
Un uomo vero, che la rispetti, che la ami, che non calpesti i suoi sogni, ma che la aiuti ad avverarli anche quando non ci crede.
Andrea la volta, posizionandole le mani sulla balaustra, ingiungendole di stringere forte.
Abbassa gli occhi su quel culo che tanto fatica a mantenere alto e sodo, ma che… diamine… quando fa scendere lentamente la cerniera della gonna stretta e compare il perizoma in pizzo, comprende di essere fottuto.
Con maestria lascia scivolare gli indumenti ai piedi della moglie e le dita si avventurano nelle sue pieghe più intime trovandole pronte ad accoglierlo.
Si china donandole una lunga stoccata e un morso che la fa gridare.
«Merda, Sere» sbotta. Conosce ogni anfratto del corpo di sua moglie eppure rimane una droga di cui non riesce a fare a meno.
Le dita di Andrea si avventurano dentro di lei, l’altra mano la stimola, la tortura, la stringe.
Sono due corpi bramosi, due anime incatenate.
«Ti voglio, ora» ordina lei inarcando la schiena in un invito sfacciato e palese.
Andrea torna eretto, cattura il viso della donna con mano ferma e lo ruota fino a baciarla.
Serena si preme contro di lui. Vuole che lui la plasmi a suo piacimento; vuole essere una cosa sola con lui; vuole sentirlo muoversi laddove il desiderio per lui è più potente.
Vuole lui.
Quando Andrea decide di scivolare dentro di lei, la connessione è qualcosa di oscuro e abbagliante insieme. Perdono la cognizione del tempo e dello spazio. Si dimenticano di essere possibili soggetti di obiettivi fotografici perennemente puntati sulla Torre.
Si godono solo un loro momento primordiale, senza paure o remore. Si lasciano andare alla loro passione che detta un ritmo concitato e implacabile per quell’amplesso proibito, ma ci sono in gioco sentimenti ben più profondi che ordiscono dentro di loro.
E sono quelli che fanno la magia.
Il piacere li stringe nelle sue spire, li risucchia ed è come se nella piazza deflagrassero i fuochi d’artificio.
Si accasciano alla balaustra del campanile, ansanti, sconvolti.
Andrea segue il collo di Serena con una serie di dolci baci.
Sorride guardando in basso, verso il nulla perché quella è la parte del monumento in cui la pendenza è maggiore.
«L’avremo mica inclinata di più?» domanda Serena.
Entrambi scoppiano a ridere. Appagati, ubriachi, felici.

La Vostra Charlotte, vi abbraccia XD

8 pensieri su “Pende, perché…”

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